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Interventi Assistiti con gli Animali (IAA)

Interventi Assistiti con gli Animali (IAA)

Gli interventi Assistiti con gli Animali, in particolare con asini e cavalli, mirano alla valorizzazione dell’affettività, alla possibilità di riacquistare fiducia nella propria capacità di esprimere emozioni, comunicare sentimenti, instaurare rapporti.

Le Vie degli Asini promuove interventi con la mediazione dell’asino e del cavallo, individuali o di gruppo.

L’accesso ai progetti di IAA segue una prima fase di accoglienza della richiesta, valutata dal responsabile di progetto e presentata successivamente in equipe di lavoro.

PER CHI?

Progetti di IAA sono adatti a:

persone con fragilità di carattere emotivo, relazionale, psicologico, psichiatrico e persone con disturbi diagnosticati;

famiglie che intendono migliorare il loro funzionamento attraverso il contatto con il branco;

essere occasione di potenziamento dei legami familiari, ad esempio in situazione di separazione dei genitori;

favorire il benessere relazionale e sociale attraverso la prevenzione di comportamenti inadeguati (es. bullismo…);

gruppi che intendono rafforzare il team attraverso il lavoro di squadra a contatto con il branco;

conoscere e potenziare la comunicazione non verbale;

… tutte le persone che vogliono avvicinarsi al mondo degli equini e conoscere il loro linguaggio.

 

La relazione passa dal contatto

Un individuo nasce da una relazione e percorre i sentieri della propria vita alla ricerca di una relazione, non importa di che tipo. Un individuo non è fatto per stare da solo.

Le persone hanno molti modi di mettersi in relazione, ma c’è un linguaggio comune a tutti noi, che non ha confini culturali o evolutivi: è il linguaggio del corpo. Il corpo parla per noi prima ancora della costruzione del pensiero, prima di ogni decisione o di ogni consapevolezza.

E’ proprio attraverso il linguaggio non verbale che comunichiamo agli altri ciò che ci piace o non ci piace, le nostre intenzioni, i nostri dubbi. Quello che siamo passa dal nostro corpo. La nostra espressione, il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui stiamo seduti, i gesti agiti e trattenuti; tutto racconta di noi.

 

Per tutta la vita cerchiamo quella che riteniamo essere la giusta distanza o vicinanza emotiva dagli altri e l’equilibrio tra i nostri bisogni e quelli degli altri. Imparare a stare nella relazione, anche quando essa ferisce o non risponde alle nostre aspettative, imparare a uscirne per poi rientrare, apprendere e gestire l’autonomia nella relazione consolida il senso di noi stessi e la nostra idea di sè.

Nella metafora di Shopenhauer, due porcospini si ritrovarono a stringersi per scaldarsi a vicenda, ma il dolore dei loro aculei li ferirono e li allontanarono. “Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.” (Parerga e Paralipomena, II, 2, cap.30, 396).

Il territorio dove percepiamo il legame con l’altro e la possibilità di slegarci, il luogo dove esploriamo la relazione è definito dal contatto. La relazione passa dal contatto e attraverso il contatto con l’altro ci giochiamo ogni esperienza di stimolazione e crescita. Un individuo è in equilibrio con se stesso rispetto al proprio benessere quando è in grado di individuare e rispondere ai propri bisogni, all’interno di relazioni significative.

La capacità di mettersi in relazione e la sicurezza interiore sono strettamente connesse.

Ogni volta che ci si apre ad una nuova relazione ci si gioca un’occasione nuova di crescita. Per chi è stato ferito, abbandonato, malato; percepire che sta vivendo una relazione significativa in cui si sente utile, ascoltato, accolto, capito, fa risentire la fiducia, fa ritrovare la motivazione all’autorealizzazione.

Mettersi in relazione con un asino, accompagnati e sostenuti da un terapeuta, significa recuperare la dimensione corporea, spingersi a trovare un equilibrio tra il proprio ritmo e quello dell’animale, ristabilire una connessione con emozioni antiche.

Rappresenta il contatto con una dimensione finora sconosciuta, nuova; per questo occasione per testare ed aggiustare la propria modalità di stare in relazione con l’altro; occasione di crescita. Il primo gesto che tutti compiono al primo incontro con l’asino è cercare qualcosa da dargli da mangiare. Dare da mangiare è una richiesta di accettazione, un’attività che dà piacere. Ma che a volte può fare anche paura. L’esperienza della paura del primo avvicinamento e contatto con l’animale va comunque vissuta. Attraverso la paura si incontra l’ignoto, l’incontrollabile, ma anche ciò che seduce. La relazione non è sempre qualcosa che rassicura dal primo istante. Curare l’animale è dare valore alla propria capacità di fare qualcosa per qualcun altro. Per l’animale il padrone è padrone-cibo-buono, per il padrone è animale-sazio-mi accetta.

“Prendersi cura” è uno stato affettivo fondato sul riconoscimento dell’altro come essere vivente al pari di noi, caratterizzato dall’identificazione del proprio sé con bisogni, il dolore o la gioia dell’altro.

Davanti ad un asino entriamo in contatto con il nostro corpo, con i nostri impulsi. La presenza di un animale induce una reazione viscerale, dalla tenerezza alla paura, dal desiderio di avvicinarsi e toccarlo a quello di allontanarsi…

Siamo in presenza di un altro tipo di linguaggio e di comunicazione: il linguaggio del corpo, appunto. È una esperienza che ha come obiettivo il recupero della capacità di sentire, di provare emozioni, di esprimere sentimenti, di manifestare affettività. L’esperienza con l’asino ha il compito di rieducarci alla consapevolezza dei nostri sentimenti, alla comprensione di ciò che sentiamo, al contatto con la nostra pancia, alla capacità di provare ed esprimere emozioni.